“Il calcio ha perso fantasia”: il racconto di Dino Galparoli

1 Aprile 2026

Dino Galparoli, difensori arcigno classe 1957, ha giocato nella Reggiana, Brescia, Udinese, Alessandria e Cuneo dal 1975 al 1995. Nell’ottobre 1981 passò all’Udinese, squadra alla quale rimase legato per nove stagioni. rimanendo anche dopo la retrocessione del 1986-1987, ritornando in serie A la stagione successiva. Nella massima serie vanta di 223 presenze con Brescia e Udinese, segnando 7 reti. Oggi si gioca un calcio molto diverso di quello di ieri. Diverso perchè? “Perché è cambiato molto sotto l’aspetto tattico. Una volta si giocava più, c’erano più giocatori di fantasia, di estro. Oggi invece è basato più sulla velocità e meno sulla tecnica. Ci sono sempre meno giocatori tecnici. Una volta c’erano i famosi numeri dieci, cosa che oggi è sempre più difficile trovare. Il classico centrocampista che creava gioco, dove la squadra girava. Gli attaccanti, i veri attaccanti d’area non ci sono più. I difensori che sanno difendere veramente si possono contare. Una volta c’erano i ruoli ben stabiliti. I difensori erano difensori, centrocampisti, chi era predisposto a rompere il gioco e chi era più propenso a creare il gioco e poi gli attaccanti che facevano gli attaccanti. Oggi invece con l’avvento di tutta questa tattica è ovvio che si predilige la prestanza fisica, la corsa. Una volta le squadre erano lunghe, il campo veniva sfruttato per tutta la sua lunghezza, c’erano spazi enormi in mezzo al campo. Oggi si gioca in venti, trenta metri, quindi è un gioco più rapido, più veloce ma nello stretto. Se ricordiamo ai tempi di Maldini o quelli di Cabrini, Nela, ma io stesso partivo dalla mia area e arrivavo fino all’area avversaria, facevo 40, 50, 60 metri…”. Ed ora è cambiato tutto… “Esatto, oggi invece giocano diversamente. Le squadre sono corte e non ci sono più queste lunghe corse, il gioco viene allungato poco, i grandi spazi si vedono verso la fine delle partite quando le squadre sono stanche e allora si vedono anche le giocate più belle perché si creano contrasti uomo a uomo, quindi quello che sa saltare l’uomo e quello che sa difendere. E qui emergono i pregi e i difetti dei vari singoli, cosa che invece una volta veniva da sé. Ricordo anch’io che da difensore marcavo Paolo Rossi, Bruno Conti, Rummenigge, Van Basten, Maradona, tanto per dire qualche nome importante, li marcavi tu e se facevano rete eri tu il diretto avversario, il diretto contendente, era quasi un duello singolo. Oggi invece no! Oggi è tutta tattica, spesso ci si sente con ex-colleghi attaccanti o difensori, si commenta che sarebbe facile oggi giocare, non ci sono marcature stressanti dove prima venivi marcato proprio a uomo fisso. La prima regola era non fargli prendere palla”. Ma è più bello il gioco di ieri o il gioco di oggi? “Non lo so, qualche partita mi diverto vederla anche oggi, io sono abbastanza romantico, ho avuto la fortuna di giocare a calcio dove i giocatori più forti al mondo erano in Italia, da Zico, Causio, Gentile, Platini, Boniek, Matthaus, Falcao, Cerezo, Maradona, Careca, Socrates e poi i vari Van Basten, Gullit, Rijkaard, Baresi. Una sorta di apoteosi del calcio mondiale. Oggi mi dispiace dirlo ma anche da Lautaro a quelli che sembrano i più forti, sono gli scarti delle altre delle squadre inglesi e delle squadre spagnole, questa è la realtà del calcio di oggi”. Paragonando il gioco bello e romantico che ti piace, una squadra oggi in Italia che gioca quel calcio che hai appena descritto, esiste? “È difficile a dirlo le squadre oggi, più o meno si equivalgono tutte, l’Atalanta di Gasperini ha giocato per un periodo uomo a uomo ed a tutto campo, con pressing, cosa che a volte non avveniva con il pressing asfissiante al limite dell’area avversaria. Una volta invece palla al portiere, tutti su, palla lunga. Era tutto un altro modo perché si diceva più lontani stiamo dalla nostra area di rigore meno pericolo c’è. Oggi invece partono e giocano con portiere dentro l’area piccola, infatti vediamo poi degli errori, dei gol presi che erano impensabili una volta”. Il fuoriclasse come ieri, valutando quello che mi hai detto, quindi non ci sarà più? “Ma verrà sempre meno e ce ne saranno sempre meno! Vediamo la Spagna lavora in determinato modo e ha giocatori di talento, però loro lavorano per far crescere singolarmente i ragazzi, chi è bravo tecnicamente lo curano, lo seguono, non hanno fisici poi mastodontici, giocano a pallone. Poi in una squadra ci vuole uno e l’altro, ovvio che deve esserci una amalgama, una completezza, però in Italia, io vado a vedere anche a livello dilettantistico, tutti si basano sul fisico. Quello che ha più fisico oggi è chiaro che emerge, è più prestante, è ovvio che metterà sempre in difficoltà anche quello che è tecnicamente bravo. Alla lunga però, quello tecnicamente bravo, se lo segui, quando cresce mentalmente, quando cresce sul piano caratteriale, non è detto che se anche è 10 centimetri più basso, non diventi migliore tecnicamente e più bravo”.

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